Il responso del sondaggio sulla necessita' di una regolamentazione specifica del telelavoro e' stato a larghissima maggioranza in favore di un intervento legislativo. Cio' e' dovuto, con ogni probabilita', non all'attesa di una nuova legge che vada a sommarsi all'infinito numero di leggi gia' esistenti, sovente inutili od addirittura contraddittorie, e neppure ad una radicale contrarieta' nei confronti dell'efficacia della concorrenza e del libero diritto di cercare il successo in un libero mercato (spesso identificato come “modello americano”). L'attesa di un assetto normativo per il telelavoro deriva piuttosto dalla constatazione di un mercato del lavoro tutt'altro che libero ed in grado di offrire pari opportunita'. Il rifiuto o la titubanza nell'affrontare la sfida della libera concorrenza non deriva, probabilmente, da un arroccamento su richieste di protezione e garanzia nel soddisfacimento di bisogni ed aspettative di qualita' della vita ormai acquisiti, rese ormai anacronistiche dalla globalizzazione, affermatasi proprio grazie al progresso nelle telecomunicazioni. Il timore, piu' che giustificato, e' che l'assenza di regole non crei una vera concorrenza e pari opportunita' per tutti, ma il cosiddetto sistema della “libera volpe in libero pollaio”.
Se poi allarghiamo lo sguardo fuori dall'Italia ci rendiamo conto del fatto che il successo nell'ambito del telelavoro di nazioni come la Romania, la Polonia e soprattutto l'India, derivi unicamente dal costo del lavoro e non certamente da una maggiore capacita' tecnica od intraprendenza di quelle popolazioni. Appurata dunque la necessita' di norme moderne ed adeguate al telelavoro, occorre decidere quale strada seguire.
Il telelavoro puo' essere interpretato come un mero, anche se importante, strumento in piu' per facilitare l'attivita' lavorativa, al pari di tutte le innovazioni introdotte con la rivoluzione industriale, o piu' recentemente del telefono, del fax, della televisione, dell'evoluzione dei mezzi di trasporto e relative infrastrutture. In questo caso una buona legge dovrebbe preoccuparsi di conservare tutti i diritti (ma anche i doveri) conquistati dalle parti sociali in questi decenni, minimizzando gli effetti di stravolgimento portati dalla telematica. Brutalmente si potrebbe dire che il compito del legislatore debba essere quello di tappare rapidamente le falle che il telelavoro andrebbe a creare nel mondo del lavoro esistente, con i suoi pesi e contrappesi, mano a mano che queste si presentano.
In alternativa il telelavoro puo' essere visto come un evento rivoluzionario, prima ancora dal punto di vista sociale che economico e soprattutto tecnologico. Il superamento delle diseguaglianze per razza, sesso, censo, religione, ideologia... raccomandazione. Il ridimensionamento dei ruoli di lavoratore e datore di lavoro, sostituiti dai concetti di erogatore e beneficiario di un servizio. In sintesi la creazione di un sistema radicalmente nuovo, con tutti i partecipanti posizionati, ai blocchi di partenza, sulla stessa linea. In questo caso la funzione del legislatore dovrebbe essere quella di massimizzare gli effetti del telelavoro, assecondando i benefici derivanti dalla libera concorrenza e liberta' di intraprendere, preoccupandosi di proteggere il telelavoro dalla nascita di monopoli, di sopraffazioni, piu' o meno palesi, di iniquita', in modo che ad emergere e fare la differenza siano solamente l'impegno, le capacita', la perseveranza di ogni singolo telelavoratore.
Molto si potrebbe ancora dire per meglio chiarire pregi e difetti di entrambe le soluzioni. Se l'obiettivo fosse quello di propagandare una scelta rispetto all'altra, per favorire la prima si potrebbe dire che certamente non si potra' glissare sull'esistenza della globalizzazione e dunque della concorrenza mondiale, mantenendo stipendi, privilegi e facilitazioni, anche ove questi non siano econonicamente sostenibili, o meglio sostenibili solo incrementando il gia' spaventoso debito pubblico. Per affermare la seconda scelta si potrebbe spiegare come sia ormai impossibile, nel mercato del lavoro, prescindere da principi solidaristici, dal diritto di organizzarsi per difendere (sindacalmente) i proprii interessi, ma soprattutto come la necesita' di legiferare derivi proprio dalla volonta' di evitare un mercato selvaggio e di assecondare un'ordinata e virtuosa evoluzione ed affermazione del telelavoro.
Poiche' pero', per prendere delle decisioni giuste o quantomeno confacenti ai proprii interessi, e' piu' utile evidenziare le differenze tra le varie possibilita', piuttosto che annacquarne i contenuti, talvolta fino a renderle indistinguibili, quanto sopra scritto dovrebbe essere piu' che sufficiente per consentire, a chi vorra' contribuire al nostro sondaggio, di esprimere la propria opinione che, prima ancora di una indicazione su una futura norma, ha tutte le connotazioni per rappresentare una... scelta di vita.




